Abstract
In Italia emigrano otto giovani ogni mille abitanti, oltre il doppio della Germania. Un dato che racconta la difficoltà del Paese nel trattenere il proprio capitale umano. La mobilità internazionale è un’opportunità di crescita individuale, ma quando assume dimensioni strutturali diventa un costo per il sistema Paese: l’Italia perde competenze, innovazione e capacità competitiva. Nel volume Yes-Youth Enhancement Score, curato dall’Ufficio Studi Liuc e pubblicato da Guerini Next, abbiamo analizzato una tendenza in costante crescita da oltre un decennio, accelerata dopo la pandemia. A destare preoccupazione è la crescente emigrazione di laureati: la perdita netta di laureati under 39 è più che raddoppiata in tre anni: da circa 14mila nel2022 a 30mila nel 2024. La Lombardia, principale area economica del Paese, registra però oggi il più elevato saldo netto negativo: oltre 5.000 in un solo anno. II problema non è la capacità di formare capitale umano, ma quella di valorizzarlo. Le ragioni sono ormai chiare. I giovani non lasciano l’Italia perché manca il lavoro, ma in cerca di opportunità migliori. Contano retribuzioni più competitive, percorsi di carriera trasparenti, ambienti meritocratici, una migliore conciliazione tra vita e lavoro e la possibilità di maturare esperienze internazionali.