Abstract
Le cessioni d'azienda sono state da sempre oggetto di accertamento fiscale, specie con riferimento al valore dell'avviamento. Ma, come sostenuto anche dalla recente giurisprudenza in tema di accertamento di valore nelle cessioni d'azienda o di rami d'azienda, la verifica potrebbe non risultare così agevole da effettuare. E' da ricordare che la cessione d'azienda produce due tipi di prelievo tributario: quello ai fini dell'imposta di registro, nella misura del 3% del valore venale, che grava sull'acquirente; quello ai fini delle imposte dirette, che grava sul cedente, nel caso dell'operazione di cessione derivi una plusvalenza. Si tratta di due situazioni molto diverse tra di loro, poiché nel primo tipo di tassazione a rilevare è un valore, mentre nella seconda un prezzo. Avverso un atto di rettifica e liquidazione dell'imposta occorre considerare che la valutazione degli atti relativi ad aziende deve farsi con riferimento al valore complessivo del compendio aziendale di cui fa parte anche l'avviamento. Quest'ultimo, secondo quanto sancito dai principi contabili nazionali (O/C n. 24) è da individuare "nell'attitudine di una azienda a produrre utili in misura superiore a quella ordinaria". Ne emerge la difficoltà pratica di una sua autonoma individuazione, essendo considerato come una qualità dell'azienda per cui è difficile individuare il metodo più affidabile per la sua corretta determinazione.