Abstract
Protezione dei diritti di proprietà intellettuale in materia tecnologica: le ultime decisioni delle Corti comparate Le corti comparate, in particolare la Corte Suprema degli Stati Uniti e la EWHC britannica hanno emanato due interessanti decisioni sui limiti della tutela della proprietà intellettuale in materia di innovazione tecnologica. Sommariamente se ne analizzano gli elementi più rilevanti. Negli Stati Uniti la Corte Suprema ha deciso una nota causa in materia brevettuale. Ci si riferisce a Google LLC v. Oracle America Inc.Google LLC v. Oracle America Inc. dove sei Justice (l'estensore della decisione di maggioranza Breyer, al quale si sono aggiunti Roberts, Sotomayor, Kagan, Gorsuch e Kavanaugh) contro due (Thomas ha scritto una dissenting opinion condivisa da Alito, mentre, Barrett non ha preso parte alla decisione) hanno stabilito che l'utilizzo da parte di Google delle Application Programming Interfaces (d'ora in poi API) seguisse correttamente le regole del fair use. La causa è sorta quando Oracle ha citato in giudizio Google per violazione del copyright dopo che quest'ultimo ha utilizzato parti del codice API Java di Oracle nello sviluppo del proprio sistema operativo Android. Va infatti sottolineato che le API consentono ai programmi di fare riferimento a frammenti di codice pre-scritti per eseguire attività comuni. Nello sviluppo di Android, Google ha utilizzato circa 11.500 righe di codice Oracle. In primo grado, il giudicante federale aveva stabilito che le API non possono essere soggette a copyright perché generalmente stabiliscono l'unico modo in cui un compito particolare, come la combinazione di due stringhe o la visualizzazione di testo, potrebbe essere realizzato in un linguaggio di programmazione. Tale decisione è stata ribaltata dalla Corte d'Appello federale ha invece affermato che le API potevano essere protette con il copyright, ma che l'uso del codice da parte di Google poteva essere considerato fair use. La maggioranza dei Justice della Corte Suprema ha condiviso questa posizione in quanto l'utilizzo di tali API da parte di Google fosse protetto dal fair use ai sensi della legge sul copyright perché si trattava di un uso nuovo e trasformativo del codice, a causa della natura unica delle API nella programmazione, in quanto strumento fortemente dipendente che i programmatori utilizzano per creare molti programmi di diverso tipo. La Corte Suprema ha osservato che le API sono inesorabilmente legate a idee non tutelabili, come l'organizzazione generale del codice. Inoltre, le API sono una parte necessaria di qualsiasi atto nuovo e creativo con un linguaggio di programmazione perché i programmatori si affidano alle API per svolgere le attività di base e necessarie. L'utilizzo dell'API da parte di Google non era sostanzialmente diverso dagli usi di programmazione comuni, quindi è probabile che altre società