Abstract
La medicina generale affronta oggi una tensione strutturale fra ampia autonomia clinica e scarse leve organizzative. In un contesto segnato da invecchiamento demografico, cronicità diffuse e carenza di risorse territoriali, il modello individualistico del medico di famiglia rischia di diventare un collo di bottiglia per l’innovazione. Da uno studio qualitativo condotto in aree rurali italiane, del Regno Unito e dei Paesi Bassi, i risultati mostrano che, dove i general practitioner partecipano alla governance e alla gestione dei servizi, l’autonomia si traduce in capacità progettuale; dove resta confinata all’atto clinico, l’efficacia dell’azione professionale si riduce. Il caso italiano diventa così laboratorio per ripensare il rapporto fra autonomia, istituzioni e capacità organizzativa nei servizi pubblici.