Abstract
L'articolo si occupa della diagnosi preimpianto, cioè di quella tecnica diagnostica che consente di verificare se l'embrione formato in vitro è portatore di gravi patologie genetiche trasmessegli dai genitori. La legge 19 febbraio 2004, n. 40, che stabilisce le "Norme in materia di procreazione medicalmente assistita", presenta perplessità ancora non risolte. Tra queste va evidenziata la possibilità di accesso alle tecniche diagnostiche, riservata alle sole coppie infertili. Infatti, il testo normativo parrebbe essere contraddittorio, da un lato, tutelando il diritto degli aspiranti genitori di essere informati sullo stato di salute dell'embrione, e, dall'altro lato, interdicendo qualsiasi tipo di intervento sperimentale sull'embrione stesso. L'autrice ricostruisce il dibattito dottrinale, giurisprudenziale nazionale ed europeo sul tema.