Abstract
Negli ultimi mesi le corti straniere hanno deciso diverse cause proposte dalle associazioni ambientaliste contro l'inerzia dei governi nazionali nel prendere provvedimenti efficaci contro il cambiamento climatico. Vediamo come. In Francia, il Tribunal Administratif di ParigiTribunal Administratif di Parigi ha condannato lo Stato francese per “inazione climatica”, non avendo intrapreso azioni sufficienti nel contrastare i cambiamenti climatici. Le richieste delle associazioni ricorrenti (Oxfam France, Notre Affaire à tous, Fondation pour la nature et l'Homme, Greenpeace France) riguardavano il risarcimento dei danni morali ed ecologici derivanti dalle carenze dello Stato nella lotta al cambiamento climatico. Tali associazioni richiedevano di stabilizzare le concentrazioni di gas serra nell'atmosfera a un livello in grado di contenere l'aumento della temperatura media del pianeta a 1,5oC rispetto ai livelli preindustriali. Esse sostengono che il mancato riconoscimento da parte dello Stato francese del suo obbligo generale di combattere il cambiamento climatico, quale risulta dai suoi impegni e obiettivi internazionali fissati dall'Unione europea, costituirebbe un difetto tale da affermare la sua responsabilità. Stabilito il nesso di causalità tra siffatte mancanze e l'aggravarsi del cambiamento climatico, in quanto il comportamento dello Stato è una delle cause determinanti dei danni causati all'ambiente e alla salute, le quattro suddette associazioni hanno chiesto e ottenuto un simbolico risarcimento danno morale ed ecologico di un euro. Sempre in Francia, la Cour Administrative d'Appel di BordeauxCour Administrative d'Appel di Bordeaux ha riconosciuto il diritto di asilo per motivi climatici a un cittadino del Bangladesh. Secondo i giudici bordolesi, costui non poteva essere rimpatriato nel suo paese di origine a causa delle sue condizioni mediche, dato che soffre di asma allergica e apnea notturna. I giudici hanno specificato che le condizioni di salute del richiedente asilo necessitano di cure mediche e la mancanza di tale assistenza medica potrebbe avere conseguenze eccezionalmente gravi per le sue condizioni e le caratteristiche del sistema sanitario del paese di origine non gli consentirebbero di accedere efficacemente alle cure appropriate. In Norvegia la Corte Suprema (Norge HøgsterettNorge Høgsterett) ha deciso la controversia People vs Arctic Oil sull'interpretazione dell'articolo 112 della Costituzione norvegese che riconosce il diritto a un ambiente pulito e salubre. Si tratta di un caso rilevante perché riguarda il bilanciamento tra obiettivi climatici e politica energetica, nonché sullo sfruttamento ed esportazione di petrolio. I ricorrenti, tanto cittadini quanto organizzazioni non governative, hanno contestato la legalità della pratica del governo norvegese di concedere licenze esplorative nell'Artico.