Abstract
L'articolo analizza l'introduzione del Passaporto Digitale del Prodotto (DPP) nell'ambito delle normative europee sull'ecodesign, evidenziandone le implicazioni per le piccole e medie imprese manifatturiere italiane. Il DPP rappresenta uno strumento chiave per favorire la tracciabilità ambientale dei prodotti lungo tutto il ciclo di vita, abilitando una maggiore trasparenza, comparabilità e digitalizzazione dei dati. Tuttavia, la sua adozione impone alle PMI rilevanti sfide operative, tra cui la raccolta strutturata di informazioni tecniche e ambientali, la governance dei dati e l'adeguamento dei processi interni. Il contributo propone una lettura critica della normativa, sostenendo che il rispetto formale dei requisiti non sia sufficiente: è necessaria una transizione culturale che integri la sostenibilità nella progettazione e nella strategia aziendale. In questo contesto, l'ecodesign non è solo un adempimento normativo, ma una leva di valore competitivo per le imprese che intendano innovare responsabilmente.