Abstract
Muovendo dalla premessa che il diritto alimentare, sancendo il diritto a un’informazione adeguata e leale sugli alimenti, si pone a presidio degli interessi individuali e collettivi dei consumatori, la cui lesione deve pertanto trovare efficace ed effettiva tutela anche privatistica, il breve saggio sottolinea l’importanza a tal fine dei meccanismi di tutela processuale collettiva, inquadrabili nei due distinti modelli dell’azione di classe e dell’azione inibitoria a tutela degli interessi collettivi. L’efficacia di questo secondo modello, parzialmente armonizzato a livello europeo dall’attuale direttiva 2009/22/CE, nel caso di pratiche sleali a dimensione transnazionale è quindi testata esaminando le pertinenti norme di diritto internazionale privato e processuale poste dai regolamenti (CE) n. 44/2001 (Bruxelles I) e n. 864/2007 (Roma II). Dall’analisi svolta emerge che i suddetti regolamenti rispondono in maniera soddisfacente alle esigenze dell’azione inibitoria collettiva, poiché consentono di fatto a un’associazione dei consumatori di agire davanti ai propri giudici in base alla propria legge. Si sostiene inoltre che misure coercitive strumentali, volte a sanzionare il mancato ottemperamento spontaneo ai provvedimenti inibitori (previste, in Italia, dall’art. 140 comma 7 del codice del consumo), possano circolare, e quindi essere eseguite, negli altri Stati membri.