Abstract
Il saggio affronta i problemi di diritto internazionale privato che si pongono con riguardo all’azione inibitoria posta a tutela degli interessi collettivi dei consumatori, meccanismo processuale conosciuto da tutti gli ordinamenti degli Stati membri dell’Unione europea, anche per dare attuazione alla direttiva 98/27/CE. Dopo aver delineato i tratti dell’istituto, in particolare quelli che lo distinguono dall’azione di classe, sono analizzate criticamente le norme che determinano la competenza giurisdizionale e la legge applicabile dettate in maniera uniforme dai regolamenti (CE) n. 44/2001 e 864/2007, tema finora oggetto di pochissima attenzione da parte della dottrina. Si mette quindi in rilievo come dalla qualificazione extracontrattuale della materia, ai fini internazionalprivatistici, derivi da un lato la possibilità per l’ente esponenziale di agire, ai sensi dell’art. 5 n. 3 del regolamento (CE) n. 44/2001, nello Stato membro dove è stato o potrebbe essere leso l’interesse collettivo dedotto in giudizio, ossia di fatto nel foro del proprio domicilio (forum actoris), invece che nello Stato membro del domicilio del convenuto; dall’altro lato, l’applicazione alla fattispecie della legge del foro, in forza dei criteri di collegamento previsti dal regolamento (CE) n. 864/2007 (in particolare della marketplace rule di cui all’art. 6 per le pratiche commerciali sleali). Se, pertanto, si può dubitare dell’impatto concreto del principio del mutuo riconoscimento della legittimazione ad agire degli attori collettivi sancito dalla direttiva 98/27/CE, come sembra peraltro attestare la prassi, per altro verso si palesa qualche difficoltà ad aggregare più pretese contro una condotta lesiva degli interessi collettivi dei consumatori in più Stati membri.