Abstract
Le problematiche connesse al climate change, unitamente all’impatto della pandemia da COVID-19, hanno portato a far percepire sempre più la necessità di integrare tematiche di sostenibilità ambientale e sociale nei processi produttivi, nonché di passare definitivamente da un modello lineare a uno di economia circolare, come confermato ed evidenziato dall’Agenda ONU 2030 (che ha, infatti, definito 17 obiettivi di sviluppo sostenibile “improrogabili”). Il tema in parola in un panorama ben più ampio; tuttavia, è evidente il suo impatto diretto sull’attività di reporting aziendale. È chiaro che il documento di rendicontazione principale delle attività d’impresa – il fascicolo di bilancio – ne sia “impattato”, in maniera più o meno diretta. L’attenzione sempre più decisiva a tematiche ESG ha, infatti, condotto a diverse azioni, tramite appunto l’Agenda ONU 2030 e l’European Green Deal, definendo modelli applicativi ed attuativi di tali obiettivi. Il presente manuale si inserisce proprio in questo contesto dinamico e in fermento. Dopo aver introdotto il tema della sostenibilità in senso lato e della rendicontazione non finanziaria (Cap. 1), nonché di sviluppo sostenibile, della misurazione dei sustainability risks e dei cambiamenti climatici (Cap. 2), gli autori si sono occupati di investigare e far emergere gli impatti delle citate dinamiche sulle attività economico-aziendali. L’attenzione si focalizza anche sull’evoluzione che ha necessariamente influenzato il concetto di corporate social responsibility – da attività, spesse volte, di mero maquillage a strategica e d’indirizzo delle attività d’impresa – e, dunque, riflettendo sull’importanza dell’accountability e delle responsabilità degli operatori del mercato nel perseguimento di un effettivo successo sostenibile (Cap. 3). Si è dato spazio alla presentazione della Tassonomia “Verde”, codificazione a livello europeo della questione “sostenibile” al fine di offrire più certezza al mercato (Cap. 4), per poi evidenziare gli impatti sugli investitori delle regole “ESG” (Cap. 5). È chiaro che non si può avere accountability senza accounting, ed è proprio questo fil rouge che lega la prima parte del manuale al secondo importante blocco di tematiche analizzate, peraltro rappresentative del cuore e della ratio che ha ispirato lo stesso. Si fa così emergere la complessità insita nella misurazione delle performance di carattere ambientale e sociale, enfatizzando i limiti dei sistemi attuali e rimarcando le necessità che, auspicabilmente, saranno gestite nel prossimo futuro (Cap. 6). La novità del tema in questione ha giustificato altresì la scelta degli autori nel presentare la “voluntary disclosure” in contrapposizione a quella “mandatory”, proponendo un’analisi delle principali normative a livello europeo e nazionali (Cap. 7). Sulla base di queste considerazioni, si è sviluppata, dunque, un’analisi puntuale dei differenti modelli di rendicontazione in essere, presentando proprio gli strumenti considerati all’avan-guardia nel panorama internazionale. Al sustainability reporting (di cui si argomenta nel Cap. 8, concernente i destinatari e i contenuti, nonché i principali driver e le linee guida del GRI – Global Reporting Initiative) si è affiancato l’altrettanto importante strumento di reporting, considerato, per certi versi, la “nuova” frontiera della rendicontazione: l’Integrated Reporting e le attività dell’IIRC – International Integrated Reporting Council (Cap. 9). Si è – nel seguito del volume - riflettuto sul mercato in generale, facendo emergere, tra gli altri, quanto possa essere importante guardare a comparti “economici” che orientavano le proprie attività verso obiettivi più ampi e condivisi, prima ancora che le dinamiche ESG attecchissero nel mondo «for profit» e, dunque, sollecitando il lettore a non focalizzarsi soltanto su questi. Gli Enti del Terzo Settore, da un punto di vista (anche) economico-aziendale, potrebbero essere (Cap. 10) oggetto di studio per meglio comprendere, nella fisiologia e nei casi di successo, che “cosa e come sia meglio fare” per andare nella direzione del successo sostenibile. Il Terzo Settore gode, in effetti, di un innegabile vantaggio, in quanto – per vocazione – è orientato alla promozione dello sviluppo umano e all’attuazione di percorsi di sviluppo sostenibile: non si dimentichi che per gli ETS è indispensabile orientare le proprie decisioni verso l’introduzione di sistemi di monitoraggio e di rendicontazione comunque più robusti. In un contesto in forte evoluzione, occorre dunque riflettere sulle strette interrelazioni tra le diverse dinamiche in corso, giacché non si può pensare al fenomeno «ESG» seguendo una logica a compartimenti stagni; al contrario, è bene sviluppare una visione integrale, trasversale, facendo emergere l’impegno di tutti: società, terzo settore e ogni singolo individuo.</p><p>L’altro importante tema, per certi versi “ibrido”, è studiato nel Cap. 11, relativo alle Società Benefit (SB), con duplice scopo di lucro e di beneficio sociale, continuano ad essere favorite ed incentivate dallo stato italiano. Nei fatti, le Società Benefit sono frutto di un movimento globale volto a diffondere un paradigma più evoluto ed integrato di business. Pur essendo “for profit”, la SB è orientata al raggiungimento del successo sostenibile per tutti i suoi stakeholders, quali i dipendenti, la comunità di riferimento e l’ambiente. Ciò avrà un impatto certo anche sui bilanci e, più in generale, sulla reportistica e disclosure non finanziaria, che accompagnerà tali bilanci (ed informazioni) tradizionali (ma non solo), col fine ultimo di proporre alla comunità di riferimento un documento che non “fotograferà” più solo i risultati d’esercizio, ma con probabilità l’impatto e il successo sostenibile dell’azienda in senso più ampio e d’insieme, come forse è più opportuno. La misurazione delle performance “non finanziarie” in parola potrà essere assoggettata ad attività di assurance in un futuro, attività per certi versi già esistente (Cap. 12). Per queste ragioni, prima di presentare le conclusioni sui modelli di rendicontazione ad oggi disponibili, sugli sviluppi e sulle prospettive, gli autori hanno deciso di trattare l’ultimo importante tema dei controlli, da (almeno) due punti di vista. Si sono, infatti, proposte riflessioni e analisi critiche sul futuro delle attività di assurance da operarsi sui report “non finanziari”, proponendo una panoramica complessiva del mondo dell’audit a questo specifico riguardo, nonché esaminando i sistemi di controllo interni e di gestione dei rischi e la tematica “231” che, ora più che mai, sono posti a dura prova dalle emergenti dinamiche ambientali e sociali (Cap. 13). La questione sostenibile presenta da un lato criticità, ma dall’altro anche opportunità, che possono (e, forse, devono) essere – in ogni caso – opportunamente gestite solo con un’azione integrata e trasversale a livello aziendale, i cui effetti si sostanziano lungo tutta la catena operativa e dei controlli che regolano e indirizzano la vita sociale, non essendo più relegabili ad una singola funzione o a meri esercizi formali di compliance. In estrema sintesi, benché il concetto di “sostenibilità” possa essere facilmente intuibile, diventa complesso e non affatto banale trasformarlo in azioni concrete, misurarlo, valutarlo. In questo tentativo, il presente libro affronta tale sfida, essendo evidente l’importanza manifesta di richiamare l’attenzione di tutti su quei valori fondanti, che saranno discrimine per il perseguimento di una crescita economica “sana” e un successo sostenibile all’insegna della green economy.